Clemente Rizzatti

Clemente Rizzatti

Clemente Rizzati

Clemente Rizzatti Artista

Clemente Rizzatti è nato a Concordia sulla Secchia, in provincia di Modena, nel 1946, vive e lavora a Pesaro dove ha frequentato l’Istituto d’Arte Mengaroni diplomandosi maestro d’arte. In seguito, presso l’Istituto d’Arte di Firenze, ha conseguito il diploma presso il corso di Magistero e, nel 1970, la maturità d’Arte Applicata.

“Riflessioni sulla mia Arte”

Ritengo che ogni artista abbia una sua “arte” identificabile nella sua visione o interpretazione del mondo e nell’evoluzione stilistica e tecnica delle opere d’Arte che produce.

Non mi piace fare dei resoconti sulla mia storia artistica, dato che il passato non torna indietro se non in vaghi ricordi. Il mio modo di vedere il mondo e la società non è tanto cambiato da quando ho allestito la prima mostra alla Piccola Galleria in via S.Ubaldo a Pesaro, se mai si cambia nel tempo con una maggiore responsabilità e consapevolezza nel proporsi, insomma con una maturità di pensiero che porta a una particolare evoluzione dell’opera d’Arte.

Quella prima esposizione delle mie opere, quindi disegni a china di vedute di Pesaro ha segnato l’inizio, in quel maggio del 1967, di questo percorso che non è stato su un’autostrada ma piuttosto in un reticolo di strade più o meno secondarie dove a mio avviso, ho scelto quelle giuste. Quindi un inizio con vedute pesaresi un po’ scolastiche, tranquille, con una buona grafica e molto vicine alla realtà.

Ma al sottoscritto piace sperimentare e adottare tecniche nuove come quella ottenuta realizzando opere con pennini che tracciano, sulla carta, segni di larghezza varia, fino a dieci millimetri, dove sono riuscito a creare armonie eleganti fra luce e ombra, specialmente nel soggetto del porto di Pesaro.

Oppure, all’opposto, con un segno fino ho realizzato lavori che assomigliano a trine e pizzi.

In quel periodo, alla fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, ho esplorato in tutte le direzioni tra Pesaro, Fano e Urbino per disegnare, sui fogli di carta Fabriano, i tanti centri minori arroccati sulle cime delle colline oppure distesi nelle pianure delle valli del Foglia e del Metauro, ed è in questa ricerca di paesaggi urbani e agricoli, condotta con entusiasmo e anche con spirito critico che ho imparato a capire il lato poetico di questa terra.

Per questo in alcune opere, ho tolto il paesaggio agrario e quello naturale che ritenevo superfluo per far risaltare altri elementi ben più importanti come le case e gli edifici del culto e dello stato, mentre negli scorci di strade o vicoli stretti ne ho accentuato la verticalità facendo risaltare i muri laterali e allungando le pavimentazioni.

Poi nel 1976 vi è stata una importante svolta con il cambio del soggetto; non più vedute di città e paesi, ma ho preso in considerazione la “donna”: immagine comune, ma con tutta la sua bellezza e attrazione data da quello straordinario insieme di viva ammirazione, sogni e pensieri.

L’idea mi è venuta dalla fotografia di una modella ritratta al sole sotto la foglia di palma, così l’ombra disegnava un motivo di fasce quasi parallele e sinuose motivo che per me è stato molto interessante.

Successivamente, con varie sperimentazioni, ho sostituito al nero delle fasce, i colori delle chine che si sono trasformate da ombre in segmenti di luce. Quindi mani, gambe, visi e corpi di donna li ho fatti risaltare, rivelare da tante fasce parallele di colori sgargianti che emergono dal fondo bianco del foglio. Più tardi queste fasce sono diventante irregolari, addirittura intersecate tra loro contribuendo ad una maggiore movimentazione di colori e questa variante la utilizzo ancora bene con la tecnica del legno dipinto.

Un’altra strada che ho intrappreso, dagli anni ottanta è stata quella di realizzare opere estremamente stilizzate riducendo il soggetto “donna” a vari profili, quasi dei “logo” che si ripetono in successione geometrica e in colori alternati, oppure in varie composizioni libere che nell’insieme sono quasi astratte. Come ha fatto il pittore Capogrossi, le ho denominate “superfici” e numerate per renderle facilmente identificabili.

Ma essendo un artista smanioso di fare cose nuove, nel 1989, dopo aver visto un’opera di Nespolo e fatto un po’ di ricerche, ho adottato la tecnica del legno dipinto che ben si adatta al mio soggetto. I risultati sono stati validi, anche per la particolare intensità dei colori acrilici che rendono degli effetti molto piacevoli al quadro.

Il tema del balletto mi è molto congeniale per la resa del movimento ritmato della musica moderna, perciò un certo numero di ballerine, tutte uguali nell’immaginario dello spettatore, nel quadro assumono pose dinamiche che sembrano muoversi a tempo di musica. A mio modo è un rincorrere il mondo di Renoir e di Toulouse Lautrec, i pittori delle scuole di ballo e dei locali parigini della fine dell’ottocento.

Attualmente, essendo negli anni duemila, la scena cambia, ed ecco i grandi e celebri teatri delle grandi città europee e americane, oppure le discoteche e i più raffinati locali notturni: i night club.

Ma la protagonista è sempre Lei, questa donna che si esibisce in balli, spogliarelli o altro, perciò mostrando sempre la sua bellezza e la sua bravura nel proporsi. In “Tango” la ballerina si muove sulle note della celebre musica argentina fra lo svolazzo di una sciarpa e un invisibile compagno dal quale ha ricevuto una rosa rossa e nel “Balletto n°6” le ballerine di danza classica volteggiano in una scenografia estiva all’aperto, poi in “ Lo spettacolo è finito” il sipario rosso, che si chiude fra la prima-donna e il pubblico, mette termine al suo numero e alla serata.

In questi anni recenti mi sono orientato in altre immagini in movimento, fermate in un attimo ben definito e ho mirato, anche, a soggetti presi dalla vita più comune o addirittura a sceneggiature di vita domestica. Nella “ Passeggiata fra i capanni ”tre signore parlano, o spettegolano, in una loro amica non presente, nel “ Telefonino “ la ragazza trattiene con forza il suo cellulare, dato che qualcuno potrebbe rubarglielo e lei si sentirebbe perduta nella disperazione; con la “ Chiave” c’è l’attimo della sorpresa nelle mani nervose della donna che vorrebbero aprire, nell’oscurità, una porta già aperta. In “ Tu sei matto “ la signora, seduta sul divano, nega qualche cosa di non ben definito, al suo uomo, con quel gesto eclatante che ben conosciamo. “ Il rossetto “ è un semplice gesto della cosmesi femminile che si ripete ogni giorno e chissà se in futuro andranno di moda le labbra delle giovani dipinte cosi! Mentre in “ Il sogno “ la ragazza, felice e tranquilla, che dorme sul divano, sogna il richiamo della sua amica.

Perciò sono eventi lievi, gioiosi, alternati e improvvise paure e incertezze che sono tipiche nella vita della donna di questa epoca così complessa.

Negli anni duemila ho sperimentato anche la tecnica del “ collage “ dove mi sono divertito a ritagliare, dai periodici di moda, molte fotografie dedicate all’universo femminile che hanno dei requisiti di qualità di  stampa, colori ed espressioni del voto e del corpo. Così ripulite dalle varie pubblicità, le fotografie sono state inserite in composizioni con motivazioni molto diverse da quelle originali. Inoltre le ho associate a profili ritagliati in carte colorate e applicate su fogli di carta bianca, quindi intitolate “ frammenti “ o “ superfici “. In questa maniera ho realizzato dei lavori con vari materiali tra i quali la plastica, abbinata alla carta, di dimensioni medie e piccole come per “ L’agenda dell’adolescente “ da vedersi sfogliandola e gustarla come un libro illustrato.

Così come sono a mio agio nel lavorare con penne, pennarelli, colori, spatole, forbici e taglierino, così sono ben felice di maneggiare con carte vetrate, raspe e seghetti per modellare legno e metalli, in genere alluminio e ottone. Questo per ricavarne opere scultoree che sono “ bassorilievi “ oppure a “ tutto tondo “. Le prime sculture che ho realizzato hanno seguito il mio percorso artistico, essendo del primo periodo, le ho intitolate alla città: due fogli di alluminio inciso con uno scalpello e congiunti ed ecco “ Pesaro “ con il cielo e  il mare, poi altre come la “Città verticale“ che risente parzialmente di quella bellissima mostra allestita a Pesaro da Arnaldo Pomodoro nel 1971.

Un’altra bella mostra realizzata in questa città nel 1972 è stata quella di Ceroli. Questo scultore validissimo ebanista, mi ha aperto una porta piccola, ma importante: le sue sagome in legno di figure variabili, mi hanno dato la possibilità, in contesti molto diversi, di ricavare dei motivi grafici e di conseguenza, scultorei, assemblando fra loro forme femminili uguali o diverse, in positivo oppure in negativo e avere, infine, composizioni valide. Con il soggetto della donna hoprodotto delle opere più espressive, nel mio modo di vedere il mondo, quindi più importanti come “Il bichini”, in ottone, realizzata nel 1977; inoltre i bassorilievi in legno e plexiglass trasparente dove ho lavorato, in modo proficuo, su due piani; poi a “ tutto tondo” con le “Gambe n°14“, “Frammenti n°5” la “Vela della memoria” entrambe del 1995, la “Genesi” in legno e “tessuto con tessuto” del 2002, “I nuotatori” del 2004, sono ironici e il “Cerchio grande” del 2012, costituito da profili di visi con diverse acconciature colorate, sono sculture molto diverse fra loro che, pur nell’ambito della figurazione, debbono essere guardate con una speciale attenzione, come del resto è per tutta l’Arte.

In tutti questi anni di attività artistica condotta con impegno, curiosità e tanta voglia di sperimentare materiali e tecniche, stando ben attento a non andare nell’imitazione di opere già realizzate, mi sono accorto di aver realizzato un percorso dettato da un filo conduttore ben definito che è quello dell’interesse verso il paesaggio urbano, nel primo periodo. Paesaggio che ho inteso come scenografia allo svolgersi della nostra vita ed è costituito, secondo il mio pensiero, dalle tante nicchie psicologiche di noi esseri umani.

Poi, nel secondo periodo, con il soggetto della “donna” dal quale è difficile distaccarsene, ho infuso nelle mie opere questo grande amore per l’altro sesso espresso in giochi di forme, di colori e in seguito nella ricerca di aspetti delle azioni comuni e quotidiane, dove c’è poesia, bellezza e anche il senso ironico.

Clemente Rizzatti

Galleria fotografica delle opere di Clemente Rizzatti

 

Le mostre e i premi

1° PERIODO (soggetti riguardanti i paesaggi urbani)

1967 al 1975 – Mostre personali alla Piccola galleria Comunale di Pesaro
1968 – Mostra personale alla Sala Morganti a Fano
1972 – Biennale del premio “ Oderisi da Gubbio”. Medaglia di bronzo Roma
1974 – Biennale del Premio “ Piero della Francesca”.
Premio acquisto e trofeo. Sansepolcro (Arezzo)
1976 – Mostra personale alla galleria d’Arte “Il Semaforo”. Firenze
1977 – Mostra personale alla sala “Laurana” alla Prefettura di Pesaro
1977 – Premio “ Primavera Riccione”. Diploma e targa d’argento. Riccione (Rimini)
1977 – Premio “ Gardone-Riviera”. III° classificato con diploma e targa d’argento – Gardone Riviera (Brescia)

2° PERIODO (soggetti riguardanti la donna)

1978 – X° Premio “ Keramix”. 1° classificato con diploma e coppa. Santa Margherita Ligure (Genova)
1978 – Premio “ G. Del Baldo”. Diploma e coppa. Pesaro
1979 e 1980 – Mostre personali alla saletta di casa Rossini. Pesaro
1979 – Gran premio “San Michele d’oro”. II°classificato con diploma e targa. Forlì 1980 – IV Mostra d’Arte sacra. Premio della presidenza e trofeo. Viterbo
1981 – III° Concorso internazionale di pittura, scultura e grafica “Città di Cervia”
III° classificato. Cervia (Ra)
1982 – Mostra personale al Circolo artistico di Arezzo
1982 – IV° Concorso internazionale di pittura, scultura e grafica “Città di Cervia”
coppa cervia (Ravenna)
1986 – 1992 – 1995 – Mostre personali alla sala “ Laurana” alla Prefettura di Pesaro
1986 – Premio “ Portus Veneris 1986 – L’Arte Italiana”. Targa d’oro. Porto Venere (La Spezia)
1987 – Mostra personale alla sala del teatro sperimentale “ O:Giansanti” di Pesaro
1987 – Mostra collettiva alla galleria “ Arte spazio dieci”. Bologna
1988 – Mostra collettiva alla sala “Montefeltro” di Urbania (Pesaro)
1991 – Mostra personale alla galleria “ La Media”. L’Aquila
1991 – Mostra collettiva a “Euro Art Expò” di Verona
1992 – Mostra personale al chiostro di San Michele a Fano (Pesaro)
1993 – Mostra personale al Centro culturale di Gabicce (Pesaro)
1994 – Mostra collettiva alla galleria “ Prato dei Miracoli”. Pisa
1994 – Mostra personale al palazzo del turismo di Cattolica (Rimini)
1995 – Mostra collettiva alla galleria “EOS”. Milano
2000 e 2004 – mostre personali alla sala “San Domenico”. Pesaro
2003 – Mostra personale al “ Conventino dei Servi di Maria” a Monteciccardo Pesaro
2005 – Mostra personale alla ex chiesa di Santa Maria del Soccorso a Saltara (Pesaro)
2008 – Mostra personale al “ Caffè del Pasticcere” a Fano ( Pesaro)
2009 e 2013 – Mostre personali alla sala “Laurana” della Prefettura di Pesaro
2014 – Mostra Collettiva allo “ Spazio-Nobili”. Palazzo Comunale di Montelabbate (Pesaro)
2015 – Mostra personale “ Il lato sinistro di via Passeri. – Associazione culturale “Via Passeri 83” Pesaro

Dicono di Clemente Rizzatti

La Natura di Rizzatti

il paesaggio pesarese nelle sue opere

Rizzatti non è nuovo al pubblico pesarese che, sin dall’inizio della sua attività, seppe seguirlo con notevole interesse e molta partecipazione. Il giovane mostra una base disegnativa non indifferente, con una impronta strutturale e dinamica di prim’ordine. I disegni, personalissimi, tipici, determinano uno stile ammirevole. Le varie linee, ora sottili, ora più forti, hanno una calibrata misura; qui si nota la sensibilità del Rizzatti, che indaga sui rapporti di spazio e di limite. La sua ricerca sul paesaggio pesarese, collinare, è variata da linee serpeggianti, sinuose, sempre ricche di stimoli e suggestioni. L’artista la tratta con estrema perizia, raggiungendo risultati che trasfigurano il tema. Specie in alcune marine, egli ricrea attraverso sottilissime aperture, segni e spazi, dove i limiti si fanno più sfuggenti e le vibrazioni più frammiste in opere liriche suggestive. La sensibilità di Rizzatti si è educata attraverso un lungo esercizio ed una profonda, cosciente preparazione. Il giovane non si è mai avvalso dei movimenti attuali; se dovessi riferirli alla tradizione, noterei certe cadenze disegnative alla maniera della grafica tedesca del primo Novecento e a un certo liberty. È difficile stabilire i rapporti di certe considerazioni, non troppo lontane. Quello che appare chiaro, nei suoi quadri, è l’entusiasmo dei vari artisti. Ormai il suo stile sicuro, non subisce pentimenti. In mezzo a tanti artisti, la voce di Clemente, fa risentire la sua nota validità e l’amore delle cose della natura, che lo porterà sempre più in alto. Oggi, si deve distinguere, in mezzo alla grande confusione di autori, chi è veramente dotato ed ha ottima preparazione stabilita da una scuola e da una profonda cultura.

Jolanda D’Annibale

“Avvenire” – 8 marzo 1974

 

Le case di Rizzatti

Riempire lo spazio, vuotare di consistenza quello che già conosciamo per trasporlo in attimi di luce, di ricerca e di pazienza, perchè attraverso la pazienza la strada conduce allo studio, quella visione della realtà che conclude il segno. Deduzioni di spazio che si riempiono spontaneamente di vibrazioni, di conclusioni estetiche personali e vivamente concrete. Alla ricerca di una conduzione geometrica, alla ricerca di un espediente sensibile, Rizzatti, racchiude nella propria produzione fantasia e staticità: mentre una verità dinamica ci circonda e ci viene incontro per le vie di una futura sensibilità raccontandoci gli scorci visti per caso in una favola di sensazioni. Nella grafica colorata di Rizzatti una nuova forma di partecipazione, una nuova forma di inserimento, nel raggio della sua immaginazione, traendo dal sensibile gli specchio di una ambientazione nuova. L’artista nella seconda scelta delle sue visioni capovolge l’espressione verso una nuova denominazione moderna. Attraverso l’immaginazione di questa personalità c’è spazio anche per quel nostro raggio inseguito nei giorni di maggior introspezione.

Luana Cirri

Pan-Arte n.12 Firenze Dicembre 1976

 

Le Belle Donne

Per delineare e definire la personalità di Clemente Rizzatti occorre innanzitutto fare una breve premessa. L’ artista, se e quando raggiunge una tale qualifica, è interprete della realtà espressa dall’ambiente in cui vive. Di tale ambiente, fatto di spazio fisico, di dinamismo psicologico e culturale, c’è chi riflette soltanto un aspetto o una particella puramente esteriore, pur filtrandola e rendendola diversa in virtù di una mediazione intellettiva; e c’è chi riflette , attingendo soprattutto dal profondo di se stesso, le ideali motivazioni per un espressionismo capace di ridurre il concetto dell’altro da sé a pure linee e fondamentali colori, grazie ad una concezione estetica non sempre propensa ad accettare in toto il dinamismo, l’immagine plastica, la dimensione del ricordo e della memoria o la multilateralità della rappresentazione.

Clemente Rizzatti, si muove pienamente in questa dimensione, ma conferisce alle cose una collocazione compositiva diversa da quella psicologica e fisico-spaziale di abituale comprensione. Ha inventato un suo ideale universo , una specie di zona franca, in cui linea, colore e mixage d’immagini s’intrecciano dando ai volti, agli sguardi, alle figure (mai complete) in marchio del surreale con un risvolto carico anche di simbolismo e di misurato astrattismo: una specie di gioco formale, di microcosmo iridato che si muove nell’aria sorretta, pare, da ispirazione infantile (cosiddetta per sottolinearne la genuinità) e da sommesso liberismo. Le accurate evocazioni di Rizzatti, che non sono ne fiabesche ne

inedite, vogliono essere l’occasione per cogliere nella realtà fuggente quel “quid” che ne riassume la inconfondibile caratterizzazione ed anche quell’allusiva che costituisce l’appena percettibile leitmotiv di immagini aperte alla più ampia e varia possibilità di lettura multipla.

 

Prof. Claudio Ferri giornalista pubblicista

personale alla Sala Laurana ( Prefettura) 1986

 

I Traguardi e le opere di Clemente Rizzatti

Le delicate, flessuose, stimolanti immagini che l’artista ci propone con una serie di “spezzati” femminili, siamo essi gambe in movimento, braccia protese in segno di amorevoli incontri, mani carezzevoli pronte a stringersi con altre, suscitano la piacevole percezione del colore e del bello, della gestualità e del movimento e determinano

percezioni interiori insolite e non facilmente dimenticabili. Per raggiungere questo misurato equilibrio tra forme e contenuti, Clemente Rizzatti è passato attraverso una serie di piccoli traguardi: dai suggestivi paesaggi del ’66, disegnati a china, alle prime carezzevoli forme femminili del ’77 dedicate alla moda, allo spettacolo e al balletto; dalle pregievoli tecniche dei dipinti su legno dell’89 ai sorprendenti soggetti femminili su plexiglas del ’90 e ’91. infine Rizzatti è salito sul palcoscenico e ha presentato al pubblico nuove coreografie nelle quali la grazia femminile riesce a suggerire fantasiosi accoppiamenti di braccia, di gambe, di volti in un susseguirsi di estatiche visioni e di bei colori fino a destare quel raffinato piacere che alle soglie di una sensualità non epicurea, ma liberatrice, è quasi un tuffo nell’ovattato stato di grazia in cui il gesto della donna è subito musicalità interiore. Clemente Rizzatti, come si può notare dalle immagini- sogno frutto di felici intuizioni, è riuscito a raggiungere motivazioni così ideali da riuscire ad esprimerle simbolicamente con linee, movenze e colori che, a mò di bolla di sapone, si liberano al di sopra della materialità dei contenuti, sorrettio dall’impalpabile soffio di un’ispirazione che riesce a trasformare la realtà fuggente e fenomenica in un dolce vagare di immagini.

Prof. Claudio Ferri Giornalista pubblicista