Davide Leoni

Davide Leoni

Davide Leoni Opere
Davide Leoni Artista

Davide Leoni

Opere silenziose, senza tempo, immerse in una quiete solenne, dove tutto appare immobile e rigorosamente essenziale.

Ma in questa essenzialità c’è l’immensità e l’eternità dell’esistenza. Sono opere che bloccano, fissano, perché loro stesse sono bloccate. Apparentemente, solo apparentemente, le opere di Davide Leoni, possono essere percepite come dei paesaggi minimalisti. La linea dell’orizzonte, delinieata da una barra, può ricordare una marina spazialista, vicina alle vedute veneziane di Virgilio Guidi, così, apparentemente, Davide Leoni potrebbe richiamare i paesaggi del suo paese: Pesaro. I suoi quadri potrebbero altrimenti offrirsi come immobili vedute, spazi che liberano verso montagne lontane, così come appaiono quando il cielo è terso, su cui le cime si stagliano con i loro potenti pro?li de?niti. Tutto questo apparentemente.Perché questa lettura è solo la super?cie, è solo la pellicola, l’evidenza, è la valenza estetica che cela un’arte densa, profonda, forte, che non è certo l’essenza dell’artista pesarese. Le opere di Davide Leoni ci vengono incontro, ci affrontano con una barra, ci bloccano, non danno spiegazioni; ci stimolano piuttosto a cercare, ad andare oltre, a capire ed interrogarci. Se per gli spazialisti, nella loro rivoluzione artistica, l’orizzonte è stato spostato all’in?nito, in Leoni l’orizzonte si propone potente nella nostra dimensione, nell’oggi ed ora, mentre, il prima e il dopo, dipendono da noi, li intravediamo, li ricordiamo, li immaginiamo. Sono opere enigmatiche e misteriose solo, ancora una volta, apparentemente. Sicuramente intriganti.

Davide Leoni indaga sul signifcato dello spazio, uno spazio illimitato e totale. Così lavora proponendo opere tridimensionali, sorta di bassorilievi dove la profondità viene accentuata dall’effetto della luce.

Ma ecco che l’immobilità che ci aveva catturati al primo sguardo, era solo apparente. La luce muta, fa vibrare la superficie e l’opera è in perpetua trasformazione. Sono opere vive e in continuo movimento. Vive anche perché la barra è realizzata con un metallo che, se non protetto, con l’effetto di ossidazioni che lo vanno ad intaccare, sono destinate a mutare nel corso degli anni e dei secoli. Opere senza tempo. Ecco allora la ricerca dell’assoluto. Ecco un’arte che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Evolvono, quindi, crescono, cambiano sotto l’effetto della luce, delle condizioni atmosferiche, del trascorrere della vita. Una mutevolezza che riflette gli stati d’animo dell’artista, ma che può anche rispecchiare, di volta in volta, le sensazioni di chi osserva. È espressione dell’evolversi e trasformarsi invocato dalla natura dell’uomo, nei cambiamenti psichici e morali e di tutte le relazioni e attività umane.La base, la tela, è una superficie, spesso quasi un monocromo. Yves Klein, artista francese, nel mono- cromo ritrovava l’assoluto, mentre le forme, linee, contorni, erano per lui come delle sbarre, come quelle poste sulla finestra di una prigione. Davide Leoni ora compie il processo inverso. È lui a porre delle barre davanti all’assoluto, vuole nascondere una realtà diversa, talvolta misteriosa che proprio noi, con la nostra conoscenza, coscienza, intelletto, con la nostra anima, possiamo determinare. Metafora di ciò che è la vita dell’uomo: una ossessiva ricerca. Deve continuamente superare degli ostacoli, andare oltre, impegnarsi in scoperte, sostenuto da speranze e aspettative.

L’osservatore viene catturato, si inoltra in un’avventura, in un mondo sconosciuto, un mondo che può essere esplorato solo da chi ha il coraggio di andare oltre quella barra, da chi, con tutte le forze, non fisiche ma intellettuali, vuole superare l’ostacolo. Oltre quella barra si rivela un’entità, che è fatta di idee, emozioni, sentimenti, una dimensione trascendentale che esalta l’uomo.

Davide Leoni con le sue opere supera l’astrattismo, il neoplasticismo, supera lo spazialismo e ci costringe ad una nuova visione. Con quella barra, indica la volontà di andare oltre la superficie, senza però rinunciare al campo d’azione artistica simboleggiato proprio dallo spazio della tela. Per questo si può parlare di una rinnovata classicità: se infatti classicità significa la capacità di ridurre la realtà, dell’arte e della vita, a unità, nel suo fare artistico troviamo questo intento. Alla ricerca della novità, interpreta la modernità senza per questo abbandonare la forma.